Le mie aspettative legate a questa mostra in Triennale Bovisa (Milano) erano molte. Mi incuriosiva parecchio l'idea di vedere come dei grandi artisti del rock hanno provato ad esprimersi anche attraverso il pennello, la fotografia o il collage. Gli artisti esposti sono dodici: Alan Vega, Andy (dei Blue Vertigo, l'unico italiano), Antony (Antony and the Johnsons), Bianca Casady (CocoRosie), Chicks on Speed, Devendra Banhart, Fischerspooner, Kyle Field, Patti Smith, Pete Doherty, The Kills, Herman Dune.

Prima di entrare ci è stato dato un foglio a4 con l'elenco numerato delle opere esposte, con giusto un paio di informazioni circa la loro dimensione e la tecnica di realizzazione, ed un altro piccolo depliant con qualche riga introduttiva alla biografia degli artisti. All'inizio della mostra c'è un breve riquadro introduttivo su quello che si andrà a vedere, poi nulla per tutto il resto dello spazio espositivo. In ogni stanza, infatti, sono presenti solamente le opere, esposte per la maggior parte in ordine molto lineare. Sotto di loro soltanto un numero, che trova corrispondenza nel foglio sopraccitato; foglio che tra le altre cose non rispetta l'ordine di comparizione delle opere, quindi si deve stare molto attenti a quel diavolo di numerino messo lì sotto (molto pratico devo dire!). L'ultima stanza dell'esposizione è poi dedicata alle interviste fatte dal curatore della mostra (Jérôme Sans) a tutti gli artisti. Ora, visto che queste interviste sarebbero state perfette per introdurre i vari artisti volta per volta, non era forse meglio usarle proprio a questo scopo? Sono pronta a scommettere che il 70% delle persone, arrivate a quella stanza, perde la pazienza di leggere dopo due, massimo tre interviste. E come non capirli, ormai sono fuori contesto e mettendole così tutte insieme non vengono apprezzate/capite.
A mio parere si tratta quindi di un'esposizione organizzata davvero male.
Tanto per cominciare perchè è troppo confusionaria, cosa costava mettere la classica etichetta sotto al quadro anzichè fare un inutile e incasinato foglio a4? In questo modo, oltre a sprecare inutilmente della carta, si distrae moltissimo colui che guarda perchè anche solo per sapere il titolo dell'opera deve mettersi lì e cercarlo sul foglio. Non è per niente immediato, e francamente lo trovo proprio inutile.
In secondo luogo penso che chi va ad una mostra d'arte voglia imparare qualcosa. E come può farlo se nessuno gli dà delle informazioni in più? Sappiamo benissimo tutti che l'arte non è riassumibile in poche parole, però mettendo delle didascalie un minimo introduttive, se non al singolo quadro almeno all'autore, è sicuro che si offrono degli spunti di riflessione. Se poi ad una persona interessa, allora prende e si studia l'argomento per conto suo (proprio per questo ritengo che le interviste sarebbe stato meglio metterle passo passo un po' alla volta, ed in relazione a quello che trattavano). Anche perchè qui si trattava di una mostra molto particolare. Se devo andare ad una mostra su di un artista specifico, oppure su un movimento artistico preciso, allora è molto probabile che prima leggerò qualcosa, mi documenterò minimamente sull'argomento. Ma in una situazione come questa è pressochè impossibile farlo. Si tratta di dodici artisti, conosciuti dai più solamente dal punto di vista musicale. A parer mio si sarebbero quindi dovute sprecare due parole in più per permettere al fruitore di apprendere realmente qualcosa, anche perchè si trattava per la maggior parte dei casi di arte concettuale.
Io sento che oggi il mio bagaglio culturale si è arricchito veramente poco, perchè ho apprezzato molto Andy dei Bluvertigo, che non conoscevo in questa veste, però per il resto è stato davvero difficile entrare in contatto con l'opera e capirne qualcosa.

Andy. True Blue. Acrilicofluo su tela
Quello che credo io è che una mostra debba avvicinare la gente all'arte, debba invogliare le persone a frequentare i luoghi di cultura e in questo caso secondo me la Triennale ha fallito in pieno. Ho percepito questa esposizione come qualcosa di molto elitario e dedicato solo a una certa nicchia di pubblico. Parlando proprio di questo con chi mi ha accompagnato nella visita, è venuta fuori una somiglianza con la filosofia che trovo geniale. Ci sono alcuni filosofi che sembra quasi che non vogliano essere capiti, perchè usano un linguaggio contorto e molto complesso .. lo stesso funziona per le esposizioni come questa, sembra che l'arte in questi casi non voglia essere spiegata, non voglia essere capita.
Naturalmente tutto ciò che ho scritto è molto personale, quindi chiunque non condivida può benissimo commentare e dire la sua. Mi piace lo scambio di opinioni, sempre e comunque :)
R.M.