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mercoledì 26 ottobre 2011

L'apparizione

Per via del suo gusto marcatamente intellettualistico, Gustave Moreau predilige la pittura su grande formato e di soggetto storico o mitologico. Come Puvis, Moreau è un precorritore del simbolismo vero e proprio: con lui i temi colti e letterari della pittura contemporanea si caricano di una nuova sensibilità, fondata su una visione interiore.


L'apparizione (1876) rappresenta una libera interpretazione della storia biblica del re Erode e di Giovanni Battista. In realtà la protagonista di tutto il dipinto, così come nell'opera teatrale di Oscar Wilde, è la principessa Salomè: con la sua danza seduce il re, costringendolo a giustiziare Giovanni. 
La versione analizzata qui è particolarmente efficace, proprio perchè già dal titolo è chiarissima la rinuncia alla precisione narrativa. Non c'è la danza di Salomè, e nemmeno la presentazione della testa da parte del boia. C'è invece un gesto molto coreografico della principessa, che sembra pietrificata nell'indicare la macabra apparizione del capo mozzato di Giovanni. La testa levita magicamente al centro dello spazio, al di sopra di tutti, irradiando la scena di una luce mistica e irreale. 

L'attenzione è senza dubbio spostata sull'interiorità, sulle pulsioni e sugli istinti più primordiali. La centralità della macabra apparizione ci permette di inserire a pieno titolo questa tela tra i dipinti simbolisti, in quanto attraverso di essa Moreau dà forma ad un nuovo archetipo femminile. La donna non è più relegata a mero oggetto di desiderio maschile, ma mette in atto una sorta di liturgia precisa servendosi del proprio fascino e della propria sensualità.


R.M.

giovedì 6 gennaio 2011

Le Fanciulle di Puvis

Quello di Pierre Puvis de Chavannes (1824-1898) è un classicismo fuori dal tempo e dalla storia, che vuole contrapporre il mito virgiliano dell'età dell'oro alla crisi politica e sociale che sta vivendo la Francia in quel periodo.

La sperimentazione formale dell'artista si spinge più a fondo nelle opere di soggetto libero, come
Fanciulle in riva al mare (1879).Guardando questo quadro sorge un interrogativo riguardo la sua interpretazione: non si capisce se si tratta di una triplice riproduzione di un solo corpo in diverse posizioni ed armonie cromatiche, oppure se sia la riproduzione simbolica dei tre stati dell'essere (passivo, attivo, contemplativo).

Lo stesso interrogativo è inoltre applicabile anche a
Lusso I (Henri Matisse, 1907), tela influenzata dalla visione delle Fanciulle di Puvis de Chavannes.


Personalmente per quanto riguarda il movimento simbolista preferisco i soggetti di Carlos Schwabe (es.
La morte del becchino ), ma probabilmente Puvis de Chavannes è ancora più simbolista, se si può dire, proprio perchè anche lo stesso stile pittorico viene usato al preciso scopo di indicare un sentimento ed un desiderio interiore.


R.M.

lunedì 29 novembre 2010

Breve introduzione al Simbolismo

Il movimento simbolista riceve un nome ed uno stato civile grazie alla penna di Jean Moréas il 18 settembre del 1886, e si dilegua tra le convulsioni della prima guerra mondiale. 

Con la Rivoluzione Industriale, la società ha bisogno di molte braccia e porta milioni di persone a spostarsi verso le città: quello più colpito da queste trasformazioni è l'universo cattolico, infatti la rappresentazione tradizionale e simbolica si scontra con una fondata su valori radicalmente diversi. 

Il concetto di demoniaco nasce quando il concetto di modernità 
entra in contatto con il cattolicesimo (Walter Benjamin)

Si tratta di una vera e propria "deriva dei continenti": il retaggio cattolico dell'Europa, ovvero la tendenza alla stabilità, si scontra con un continente partito alla deriva, ovvero la brusca metamorfosi della vita pratica indotto dalla rivoluzione industriale. Niente sarebbe cambiato se tutte quelle persone fossero restate nelle loro campagne e nel mondo in cui erano nati e cresciuti. Realtà e sogno sono scesi in guerra.

Ne Il grande sconvolgimento (Henry de Groux, 1893) è visibile, in primo piano, un crocifisso spezzato: è uno sconvolgimento spirituale, tutta una società si congeda da un terreno familiare e amato e prende la strada dell'esilio. Questo è il fulcro dello spirito simbolista ed il crocifisso è un simbolo ambiguo ma essenziale: si riconosce l'esistenza di una pluralità di livelli (creato vs increato, reale vs surreale); il positivismo ammette invece una sola realtà.


Il pensiero positivista ha grande peso sulla società e gli artisti, che si sentono testimoni dell'esistenza di un altro mondo, quello del sogno, ne restano affascinati e al tempo stesso depressi. Se il mondo industriale si incarna nel ferro e nel fuoco, i simbolisti si rifugiano in aria e acqua, in ogni caso il simbolismo è dominato dall'assenza, il simbolo si riferisce sempre alla realtà assente e si sforza di rendere tangibile qualcosa di sconosciuto.

Le sue radici sono da ritrovarsi nel romanticismo letterario di Novalis e Victor Hugo, la differenza tra romanticismo e simbolismo però, sta nel diverso approccio con la natura: nel primo caso essa è vista come linguaggio stesso di Dio, nel secondo caso invece essa viene adoperata come sistema per scovare qualcosa di insolito che presti un volto, seppur minaccioso, al sogno più profondo. Non si tratta del sogno individuale, dell'artista, bensì del sogno della società intera e della cultura. Sarà proprio questo idealismo forsennato che porterà al rifiuto del movimento simbolista.

Il colosso (Francisco Goya, 1802-1812)
Possente metafora del panico suscitato da eventi 
che superano ogni possibile comprensione umana

R.M.